Ashwagandha: cos'è, a cosa serve e come si assume la pianta adattogena della tradizione ayurvedica

Ashwagandha: cos'è, a cosa serve e come si assume la pianta adattogena della tradizione ayurvedica

L'Ashwagandha (Withania somnifera (L.) Dunal) — conosciuta anche come “ginseng indiano” o “ciliegia d'inverno” — è una pianta della famiglia delle Solanaceae conosciuta e utilizzata da secoli nella tradizione della medicina ayurvedica indiana.

Si tratta di un arbusto che cresce spontaneamente in India, con fusto eretto e ramificato, foglie ovate e fiori ascellari bianco-giallognoli. Le radici — tuberose, lunghe, con corteccia spessa — sono la parte della pianta tradizionalmente utilizzata e maggiormente studiata.

La raccolta avviene in autunno o in primavera, prima della fioritura.

Originariamente diffusa in India soprattutto come tonico generale, negli ultimi anni l'Ashwagandha ha guadagnato popolarità crescente anche in Occidente, complice l'interesse della ricerca scientifica per le sue proprietà adattogene. Proviamo a fare chiarezza sulle proprietà dell’Ashwagandha, partendo dalla tradizione per arrivare a cosa dice davvero la scienza.

Ashwagandha: a cosa serve secondo la tradizione ayurvedica

Nei testi ayurvedici la Withania viene descritta fin dal I secolo a.C. come un rimedio Rasayana, termine che indica le piante tradizionalmente considerate ringiovanenti e di sostegno alle prestazioni fisiche e mentali. È a questa tradizione che si deve l'appellativo di “ginseng indiano”: come il ginseng nella medicina cinese, l'Ashwagandha è considerata dalla medicina ayurvedica una pianta adattogena, cioè tradizionalmente impiegata per sostenere l'organismo nell'adattarsi alle situazioni di stress.

Nell'uso tradizionale, l'Ashwagandha viene associata soprattutto a:

  • il sostegno dell'organismo nei periodi di maggiore stanchezza fisica e mentale
  • l'accompagnamento nella gestione dello stress quotidiano e dei ritmi più intensi
  • il mantenimento di un generale equilibrio (“tono”) psicofisico

È importante essere precisi su un punto: quello che leggi qui sopra è un uso descritto dalla tradizione e indagato da una ricerca scientifica ancora giovane (la trovi nella parte più approfondita di questo articolo), non un'indicazione terapeutica. Come per ogni integratore, il consiglio è di parlarne con il proprio medico o farmacista prima di iniziare l'assunzione, soprattutto se sei già in terapia con altri farmaci.

Ashwagandha che cosa è

Cosa contiene l'Ashwagandha? Il fitocomplesso e i principi attivi

Le radici di Ashwagandha contengono un fitocomplesso ricco e articolato. I principali gruppi di sostanze sono:

  • gli alcaloidi (tra cui withanina, scopoletina, somniferina)
  • i lattoni steroidei, in particolare i withanolidi e le withaferine — i composti su cui si concentra la maggior parte della ricerca
  • i terpenoidi tetraciclici (sitoindosidi I-IV).

A questi si aggiungono ferro, colina, steroli, flavonoidi e tannini. Le foglie, meno utilizzate rispetto alle radici, contengono a loro volta flavonoidi e acidi organici come l'acido clorogenico.

Sono soprattutto i withanolidi — di cui la withaferina A è il più studiato, ma anche il più discusso per la sua potenziale citotossicità alle concentrazioni elevate — a rendere questa pianta oggetto di un interesse scientifico crescente. Non stupisce quindi che il contenuto di withanolidi sia diventato il principale parametro con cui si valuta la qualità di un estratto di Ashwagandha.

Quale Ashwagandha scegliere? Le differenze tra gli estratti in commercio

Non tutti gli estratti di Ashwagandha in commercio sono uguali: la differenza si gioca soprattutto sulla parte di pianta utilizzata e sulla concentrazione di withanolidi.

Estratti non brandizzati e radice in polvere

Gli estratti generici, non brevettati, hanno solitamente un contenuto di withanolidi variabile tra l'1,5% e il 2,5%, ottenuto con etanolo o miscele acqua/etanolo, e un rapporto DER (Drug-Extract Ratio) generalmente basso, segno di un estratto meno concentrato. Anche la radice secca polverizzata, pur essendo una forma tradizionale, richiede dosaggi piuttosto elevati — indicativamente 3-6 g al giorno — per raggiungere le concentrazioni di principio attivo studiate in letteratura.

Estratti brevettati: KSM-66®, Shoden® e Sensoril®

Gli estratti brevettati come KSM-66®, Shoden® e Sensoril® sono i più studiati a livello clinico. Shoden® e Sensoril® utilizzano nel processo estrattivo anche le foglie: questo aumenta la concentrazione di withanolidi, ma porta con sé anche una maggiore presenza di withaferina A.

KSM-66® si distingue per alcune caratteristiche specifiche:

  • è un estratto a spettro completo ottenuto dalle sole radici, in linea con la tradizione ayurvedica e con la maggior parte degli studi clinici indipendenti disponibili su questo ingrediente
  • è prodotto con un processo di estrazione “green”, senza alcol né altri solventi chimici
  • ha una filiera verticalmente integrata: lo stesso produttore segue coltivazione, lavorazione, laboratori di analisi e distribuzione
  • riporta livelli contenuti di withaferina A, coerentemente con l'uso della sola radice
  • è tra gli estratti di Ashwagandha con il maggior numero di certificazioni di qualità e sicurezza (tra cui USDA Organic, Non-GMO Project Verified, gluten free, kosher, halal).

Non esiste “l'estratto migliore” in assoluto, ma un estratto più adatto a seconda di cosa si cerca — a partire dalla quantità e qualità dei dati clinici disponibili, che nel caso di KSM-66® sono tra i più numerosi per questo ingrediente.

Come e quando assumere l'Ashwagandha

Non esiste un momento “giusto” in assoluto: dipende dalla formulazione, dal dosaggio e dall'abitudine personale. Alcune indicazioni pratiche:

  • Dosaggio: gli studi clinici su estratti standardizzati come KSM-66® hanno utilizzato prevalentemente 300-600 mg al giorno di estratto titolato al 5% di withanolidi, spesso in una o due somministrazioni. Segui sempre le indicazioni riportate in etichetta per il prodotto specifico che assumi.
  • Mattina o sera: chi la assume per affrontare meglio i ritmi intensi della giornata spesso la preferisce al mattino; chi la usa in un momento di decompressione serale la assume la sera. Entrambe le abitudini sono diffuse — la costanza nel tempo conta più dell'orario esatto.
  • Con il cibo: assumerla durante o dopo un pasto può ridurre il rischio di un leggero fastidio gastrico, soprattutto a dosaggi più elevati o con la radice in polvere.
  • Per quanto tempo: negli studi clinici gli effetti sono stati valutati generalmente dopo 4-8 settimane di assunzione continuativa: è un'integrazione da valutare su un arco di tempo, non nell'immediato.

Ashwagandha: chi deve fare attenzione

L'Ashwagandha è generalmente ben tollerata, ma ci sono situazioni in cui è importante parlarne prima con il proprio medico:

  • Gravidanza e allattamento: l'uso non è raccomandato per mancanza di dati sufficienti sulla sicurezza.
  • Patologie della tiroide: la Withania può influenzare i livelli degli ormoni tiroidei; chi soffre di ipertiroidismo o segue una terapia tiroidea dovrebbe consultare il medico prima di assumerla.
  • Malattie autoimmuni: per la sua possibile azione sul sistema immunitario, è opportuna una valutazione medica in presenza di patologie autoimmuni.
  • Interventi chirurgici programmati: è buona norma sospendere l'assunzione nelle settimane precedenti un intervento, per la possibile interazione con anestesia e sedativi.
  • Terapie farmacologiche in corso: in particolare sedativi, farmaci per la tiroide e immunosoppressori — parlane sempre con il medico o il farmacista.

Ashwagandha KSM-66® di Sceglinatura

Sul nostro sito trovi Ashwagandha KSM-66® Lifeseed, l'estratto di radice standardizzato al 5% di withanolidi di cui abbiamo parlato in questo articolo, in confezione da 120 capsule vegetali (posologia consigliata: 1-2 capsule al giorno, da deglutire con abbondante acqua). La formula è senza glutine, senza lattosio e vegana.

Per chi vuole approfondire: cosa dice la ricerca

Il meccanismo d'azione ipotizzato

La ricerca sul meccanismo d'azione dell'Ashwagandha è ancora in evoluzione. Le ipotesi più accreditate, discusse in diverse rassegne scientifiche (Dar et al., 2015; Mishra et al., 2000), riguardano un possibile intervento sull'asse ipotalamo-ipofisi-surrene coinvolto nella risposta allo stress, un incremento dei livelli di alcuni enzimi antiossidanti, un'interferenza con il sistema GABAergico e un'azione di modulazione sui processi infiammatori tramite l'inibizione della ciclossigenasi. Si tratta di meccanismi osservati soprattutto in studi preclinici, su modelli cellulari o animali: la loro rilevanza clinica nell'uomo resta oggetto di ricerca.

Gli studi clinici su stress e benessere psicofisico

I due studi randomizzati controllati più citati sull'estratto KSM-66® sono quelli di Chandrasekhar et al. (2012) e di Salve et al. (2019). Il primo, condotto su 64 adulti con una storia di stress cronico, ha confrontato l'assunzione di 300 mg due volte al giorno di estratto di radice di Ashwagandha con placebo per 60 giorni, misurando la variazione di alcune scale validate per la percezione dello stress e i livelli di cortisolo sierico. Il secondo, su 58 adulti sani, ha valutato per 8 settimane l'effetto dello stesso dosaggio su parametri di benessere generale e di adattamento allo stress. In entrambi gli studi i punteggi sono migliorati maggiormente nel gruppo trattato rispetto al placebo, con un buon profilo di tollerabilità riportato.

Ashwagandha e attività fisica

Un filone di ricerca distinto ha indagato il possibile ruolo dell'Ashwagandha in ambito sportivo. Lo studio di Wankhede et al. (2015), condotto su giovani uomini praticanti allenamento di resistenza, ha misurato forza muscolare e alcuni indicatori di danno muscolare dopo 8 settimane di supplementazione con estratto di radice di Ashwagandha rispetto al placebo, rilevando differenze a favore del gruppo trattato. Anche in questo caso si tratta di un singolo studio, su una popolazione specifica, i cui risultati non sono automaticamente generalizzabili a tutti i contesti d'uso.

Fitochimica e revisioni scientifiche

Le rassegne di Mishra, Singh e Dagenais (2000) e di Dar, Hamid e Ahmad (2015) offrono una panoramica ad ampio raggio sulla farmacologia della Withania somnifera, ripercorrendo la letteratura preclinica sull'attività antiossidante, immunomodulante e adattogena del fitocomplesso. Sono lavori di sintesi (review), utili per inquadrare lo stato dell'arte della ricerca, che per loro natura non sostituiscono le evidenze di studi clinici randomizzati controllati sull'uomo.

Conclusione

L'Ashwagandha resta una delle piante adattogene più studiate della tradizione ayurvedica, con una letteratura scientifica in crescita — seppur ancora giovane — sulle sue possibili applicazioni nel supporto allo stress quotidiano. Se vuoi approfondire quale estratto sia più adatto a te scrivici per una consulenza gratuita: siamo qui per aiutarti a scegliere con consapevolezza.

Bibliografia:

  • Chandrasekhar K., Kapoor J., Anishetty S., «A prospective, randomized double-blind, placebo-controlled study of safety and efficacy of a high-concentration full-spectrum extract of ashwagandha root in reducing stress and anxiety in adults», in Indian Journal of Psychological Medicine, vol. 34, n. 3, luglio-settembre 2012, pp. 255-262. DOI: 10.4103/0253-7176.106022
  • Salve J., Pate S., Debnath K., Langade D., «Adaptogenic and Anxiolytic Effects of Ashwagandha Root Extract in Healthy Adults: A Double-blind, Randomized, Placebo-controlled Clinical Study», in Cureus, vol. 11, n. 12, dicembre 2019, art. e6466. DOI: 10.7759/cureus.6466
  • Langade D., Kanchi S., Salve J., Debnath K., Ambegaokar D., «Efficacy and Safety of Ashwagandha (Withania somnifera) Root Extract in Insomnia and Anxiety: A Double-blind, Randomized, Placebo-controlled Study», in Cureus, vol. 11, n. 9, settembre 2019, art. e5797. DOI: 10.7759/cureus.5797
  • Wankhede S., Langade D., Joshi K., Sinha S.R., Bhattacharyya S., «Examining the effect of Withania somnifera supplementation on muscle strength and recovery: a randomized controlled trial», in Journal of the International Society of Sports Nutrition, vol. 12, dicembre 2015, art. 43. DOI: 10.1186/s12970-015-0104-9
  • Dar N.J., Hamid A., Ahmad M., «Pharmacologic overview of Withania somnifera, the Indian Ginseng», in Cellular and Molecular Life Sciences, vol. 72, n. 23, dicembre 2015, pp. 4445-4460. DOI: 10.1007/s00018-015-2012-1
  • Mishra L.C., Singh B.B., Dagenais S., «Scientific basis for the therapeutic use of Withania somnifera (ashwagandha): a review», in Alternative Medicine Review, vol. 5, n. 4, agosto 2000, pp. 334-346. PMID: 10956379
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